“Da almeno tre anni la situazione dell’autotrasporto non fa che aggravarsi. Se politica e istituzioni non si siedono a un tavolo per intervenire concretamente, rischiamo di arrivare a un punto di non ritorno“. Corrado Ivaldi, autotrasportatore e vicepresidente della sezione Ambiente dell’Unione Industriali di Savona, non nasconde la preoccupazione per un settore che fatica sotto il peso di rincari continui e di una concertazione tra aziende e istituzioni che non decolla.
La Fai (Federazione Autotrasportatori Italiani) a cui aderisce, conta a livello nazionale circa 9mila aziende e oltre 70mila mezzi su strada, operando in uno scenario sempre più complicato. Dal momento in cui le tensioni legate al conflitto in Iran hanno bloccato i traffici nello stretto di Hormuz — arteria centrale per il passaggio delle petroliere e snodo determinante per il mercato energetico globale — il prezzo del gasolio in Italia ha registrato continui aumenti, superando nettamente i due euro al litro. Attraverso lo stretto transitava circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare: se la rotta si blocca, il mercato dei distillati medi si tende molto più rapidamente rispetto a quello della benzina, con ricadute immediate su chi lavora prettamente su gomma. Il risultato, spiega Ivaldi, è che oggi almeno il 30% dei ricavi di un’impresa di autotrasporto finisce in carburante: “un pieno arriva a 1.400 euro, pedaggi a parte”, spiega, con contratti già stipulati in tempo di pace, che non lasciano margine per recuperare nulla. A pagare il conto, alla fine, è sempre il consumatore, che vede lievitare i prezzi dei prodotti sugli scaffali dei supermercati.
“Il caro gasolio è solo una parte del problema. In Liguria abbiamo cantieri aperti praticamente su ogni direttrice, con autostrade che sono un collo di bottiglia continuo. I tempi di percorrenza si allungano, i costi salgono, e il settore non regge all’urto. Gli stop ai cantieri nei periodi festivi sono solo un palliativo per i flussi turistici, ma non risolvono il problema dei traffici su gomma”.
Agli aumenti del gasolio si sommano poi quelli dei pneumatici, per via della materia prima: “Siamo, in poche parole, una categoria strutturalmente costosa”, dice Ivaldi “e paghiamo più di altri ogni inefficienza del sistema, con ricadute anche nel piccolo commercio locale”. La richiesta al mondo politico è che i tagli alle accise sul gasolio professionale, quando annunciati, vengano onorati senza lasciare spazio a speculazioni che ne azzerano i benefici. “La speranza — conclude Ivaldi — è che le associazioni di categoria riescano a fare fronte comune. Perché le singole aziende, da sole, non hanno più margine di manovra. E lo sciopero non è più un’ipotesi così remota, come stiamo vedendo nelle ultime ore”.