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Un bel PO preoccupati, l’intervista sul Bormida della presidente Sambin

L’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po ha ridisegnato il piano di gestione del rischio alluvionale per il ciclo di pianificazione 2028-2033, inserendo nelle mappe aggiornate l’evento del 26 e 27 ottobre 2024. Si tratta di un adempimento periodico e dovuto, ma il prospetto riporta numerose proposte di interventi urgenti per l’assetto idrogeologico. Un disegno che mette in allarme l’intero territorio, compresi i privati e, dunque, le aziende attive nelle zone interessate che, qualora, le cose restassero nella modalità indicata dalla nuova versione dovrebbero fare i conti con lo stop all’espansione immaginando una esclusiva attività di manutenzione ordinaria senza alcun sviluppo.

La Revisione delle aree P3 (pericolosità alta, tempo di ritorno 50 anni), P2 (media, 200 anni), P1 (bassa, 500 anni) del reticolo secondario collinare-montano è basata su aggiornamenti di piani e strumenti urbanistici, aree realmente allagate durante eventi recenti del 2015, 2019, 2021 e 2024 (2025 escluso perché ancora in valutazione).

Delle sei aree regionali a rischio potenziale di alluvioni significative ben cinque interessano la Bormida di Millesimo e quella di Spigno, oltre all’Erro, lo Stura e lo Scrivia. L’Unione Industriali di Savona, guidata da Caterina Sambin, che a luglio raggiungerà il secondo anno di mandato, si dice preoccupata dalle conseguenze. Nel bilancio dei primi 600 giorni alla guida dell’associazione di via Gramsci, la presidente fa scattare da lì il ragionamento prioritario.


Quale la priorità del momento?
“Non c’è dubbio che la risoluzione della criticità legata alle mappe alluvionali del Bormida sia al centro dei nostri pensieri. Rischiamo lo stop per
l’economia di gran parte della provincia, una valle intera si troverebbe ferma. L’Unione ha affrontato da subito la questione e gli incontri in Regione, alla presenza dei vertici istituzionali dell’ente guidato dal presidente Marco Bucci, ci fanno intravedere qualche speranza più concreta. Gli imprenditori vogliono lavorare in sicurezza e nelle regole legate alla prevenzione idrogeologica. Tuttavia, questa sensibilità del tutto necessaria deve
tenere conto di realtà produttive che non possono limitarsi alla manutenzione ordinaria. Siamo confidenti che d’intesa con Regione Liguria si troveranno le migliori modalità utili, a regime, per permettere la protezione dagli eventi alluvionali, anche grazie agli stanziamenti per le opere di difesa, e la possibilità per le imprese della Valbormida di continuare a produrre ricchezza a favore del territorio”.

Oltre alle preoccupazioni per il Bormida, quali le maggiori soddisfazione del primo anno e mezzo alla guida dell’Unione?
“Una concreta collaborazione che ho riscontrato tanto dall’interno, con la piena sinergia del direttore Alessandro Berta e dell’intera struttura, quanto all’esterno dell’associazione. Devo dare atto di una attenzione e presenza costante all’assessore regionale, Paolo Ripamonti, e lo stesso vale per il resto della politica territoriale. Certo, la lentezza della macchina amministrativa resta una zavorra che complica anche le cose più banali”.

Ecco, quali i traguardi di cui va più orgogliosa e le maggiori delusioni?
“Seppur sempre con piedi ben rasenti al suolo, prendo atto positivamente dell’iter relativo al casello di Bossarino che, salvo sorprese, sembra orientato alla definitiva risoluzione. Inammissibili per chi deve fare impresa in questo territorio, ma anche per il normale cittadino, le lungaggini su Strada di Scorrimento Veloce e Aurelia Bis. Troppe responsabilità differenti e uno scenario che non può essere tollerato”.

Può dirsi concluso il periodo d’apprendistato come presidente, dunque, quale ritiene possano essere le opere in grado di far svoltare il Savonese?
“Più di una. Se devo fare una sintesi, al netto di quanto già detto per le aree esondabili, ritengo che sia necessario dare gambe al Patto per l’Industria. Già, quella suggestione lanciata nel corso della nostra assemblea di inizio autunno in Alstom. Servono riqualificazioni industriali attente e intelligenti, compatibili con l’ambiente. Intere aree dell’interno attendono uno sviluppo sinonimo di maggiore qualità della vita, ripopolamento dei paesi e migliore fruibilità del territorio. Non meno importante sarebbe la concretizzazione di un progetto di cui già a inizio millennio si occupava mio padre come parlamentare. Mi riferisco, ovviamente, alla Carcare – Predosa, nel frattempo, mutata in Predosa – Valbormida – Mare. Prendiamo atto nella forte convinzione del presidente Marco Bucci, gli industriali non si sono mai tirati indietro”.

Più volte ha invocato la sinergia confindustriale a livello regionale ed extra ligure. A che punto è quel ragionamento?
“Da soli non andiamo lontani. Al tempo stesso, preciso in ogni occasione che la portualità di questa regione ha rilevanza nazionale, ma la produttività
e l’espansione delle banchine genovesi non possono impattare sullo sviluppo di realtà operative nel territorio savonese. Il gioco di squadra deve essere reciproco. Benissimo la costruzione dei cassoni a Vado, ma sempre garantendo la piena operatività a chi lavora ogni giorno e ogni notte sulle banchine vadesi”.

È vero che il suo sogno di mandato si chiama studentato universitario?
“Lo ammetto, consapevole di un’ambizione che punta in alto come lo spirito dell’Unione Industriali. Ritengo che, Savona lo meriti per quanto rappresenta il suo Campus e per le potenzialità attrattive che quella struttura potrebbe avere se ulteriormente incentivata. Servono posti letto, opportunità legate ai servizi e ai collegamenti con la città. Un investimento in prospettiva, anche, per le aziende del terriorio”.

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